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Chiarimento per i soci Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza in merito alla comunicazione ricevuta da Banca Intesa riguardo la tassazione della offerta pubblica di transazione

Bassano 06.12.2017

I soci di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza hanno ricevuto in questi giorni una lettera da Banca Intesa riguardante le somme ricevute a titolo di risarcimento a marzo 2017.

Per chi ha aderito alla opt (offerta pubblica di transazione) si chiarisce che la stessa NON è oggetto di tassazione ai fini della imposta sul reddito delle persone fisiche e che la somma ricevuta contribuirà a diminuire fiscalmente il prezzo di carico delle azioni .

Chiarimo il concetto con un esempio.

Supponiamo che il cliente Rossi Giuseppe abbia acquistato nel marzo 2012 cento azioni della Banca Popolare di Vicenza al prezzo di euro 62,5 cadauna.

Il risparmiatore avrà pagato 6250 euro in totale.

Lo stesso ha accettato la opt e avrà ricevuto la somma di euro 9 per azione per un totale di euro 900.

La perdita o minusvalenza sarà quindi pari ad euro 5350.

Lo stesso socio potrà portare in deduzione la minusvalenza di 5350 euro, nel caso di vendita dei titoli;  i 900 euro ricevuti non saranno tassati e non dovranno essere dichiarati tra i redditi 2017, ma contribuiranno semplicemente ad abbassare il prezzo di acquisto ( prezzo di carico) da euro 62,5 ad euro 53,5.

Ricordiamo che la minusvalenza sarà detraibile da eventuali plusvalenze sul capital gain per i 4 anni successivi alla creazione della minusvalenza quindi dal 31.12.2017 al 31.12.2021.

Ragionamento analogo vale per i soci di Veneto Banca.

Associazione Soci Banche Popolari


Cari Associati Soci/Risparmiatori delle due Banche Venete,

Martedì 31 ottobre 2017, alle ore 13.00, a Roma presso il Palazzo S. Macuto si è tenuta, avanti la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, l’audizione di alcune associazioni dei risparmiatori, tra cui l’ASSOCIAZIONE SOCI BANCHE POPOLARI, rappresentata dall’Avv. Pietro Guidotto di Castelfranco Veneto (TV).

L’obiettivo dell’audizione delle associazioni dei risparmiatori era quello di far maggior luce sugli episodi gravissimi relativi al crac di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza ed individuare le responsabilità.

Infatti, la verità che sta emergendo dall’inchiesta parlamentare fa ricadere la principale causa del disseto bancario su tre punti fondamentali: 1) la cattiva gestione del management bancario; 2) le politiche inadeguate per l’erogazione del credito e 3) le pratiche irregolari poste in essere per il reperimento della provvista.

In pressoché tutti i casi sono emerse violazioni di qualsiasi elementare canone di correttezza e buona fede nel rapporto Banca-Cliente, tanto più gravi in quanto rivolte nei confronti di piccoli risparmiatori che non avevano i mezzi tecnici e le conoscenze specifiche necessarie per difendersi dagli illeciti perpetrati a loro danno.

L’audizione delle associazioni si è resa necessaria per comprendere meglio il punto di vista dei risparmiatori, con specifico riguardo alle modalità ed alle dinamiche attraverso le quali le due Banche venete operavano per il raggiungimento degli scopi illeciti.

Nel corso della seduta, l’Avv. Pietro Guidotto, insieme ad altri esponenti, si è prodigato per far capire in primo luogo alla Commissione che i soggetti truffati sono e restano dei “risparmiatori” non certo degli speculatori, come più volte qualcuno li ha erroneamente classificati, chiarendo che i risparmiatori sono caduti nella “trappola” della truffa bancaria, non per mera ingenuità, bensì per il fatto che il meccanismo consolidato tra operatori bancari e clientela verteva principalmente nell’aver approfittato della fiducia che le persone da sempre riponevano nella Banca. Banca che avevano contribuito negli anni a far crescere e che costituiva una componente ben radicata nel territorio ove gli impiegati erano persone stimate e di fiducia del paese, dal vicino di casa al figlio di un conoscente, ecc.

In buona sostanza la Commissione ha preso atto che non si è trattato di qualche caso sporadico e di una truffa localizzata perpetrata da limitati funzionari, bensì un sistema su larga scala che partiva dalle più alte sfere e si consumava allo sportello, laddove con frasi del tipo “stai tranquillo le nostre azioni sono sicure”, “non preoccuparti è come avere i soldi in una musina”, “le azioni le vendi quando vuoi”, “non ti conviene venderle se vuoi piuttosto ti finanziamo”, “non preoccuparti sei in una botte di ferro”, “le nostre azioni sono sicure proprio perché non sono quotate in borsa” ed altre frasi e locuzioni simili, le Banche venete hanno ingenerato nella clientela l’idea che le azioni che andavano ad acquistare erano il prodotto finanziario più sicuro in assoluto, meglio addirittura dei titoli di stato.

La Commissione ha preso così piena e completa consapevolezza nel fatto che i risparmiatori sono stati truffati e beffati dalle due banche, che operavano in modo sistemico secondo protocolli interni ben delineati e collaudati, con la complicità di numerosi soggetti terzi tra cui le società di revisione e financo di esponenti della vigilanza. E’ parso evidente trattarsi di una truffa colossale in cui i risparmiatori sono stati le principali ed uniche vittime: una vera e propria “associazione a delinquere”.

L’Avv. Guidotto ha precisato alla Commissione i vari meccanismi finanziari “truffaldini” posti in essere dalle Banche per conseguire l’obiettivo illecito: dalle operazioni c.d. baciate alle obbligazioni subordinate convertite pressoché in poco tempo in azioni, dalle mille scuse accampate per non vendere le azioni ai finanziamenti erogati in luogo della liquidazione del pacchetto azionario detenuto del cliente, alle procedure di affrancamento delle azioni in vista di imminente vendita mai concretizzata all’erogazioni di mutui e finanziamenti subordinati all’acquisto di pacchetti azionari, con ciò suscitando notevole sconcerto nella Commissione, incredula ed oltremodo sbigottita di fronte a siffatte pratiche scorrette, per molti versi inverosimili.

Ne è derivato un quadro molto oscuro, descrivendo una vera e propria truffa ai danni delle persone che si fidavano di due istituti che avrebbe dovuto essere la spina dorsale dell’economia di un territorio. Una truffa – lo è stato ribadito – perpetrata collocando sul mercato titoli, azioni e obbligazioni che alla prova dei fatti avevano poco valore, se non addirittura carta straccia, mentre alle persone conosciute e agli amici degli amici venivano concessi prestiti e linee di credito con facilità e senza alcuna richiesta di garanzie. Un modus operandi doppio che da una parte truffava e dall’altra era di manica larga solo con alcuni, considerati appunto “amici”.

A tal fine, è stato formalmente chiesto alla Commissione di acquisire le liste di coloro che non hanno restituito i soldi ricevuti in prestito con tanta faciloneria dalle due banche venete, i c.d. grandi debitori insolventi, e di renderle pubbliche in modo che i risparmiatori possano sapere chi sono i soggetti che hanno contributo al dissesto bancario e soprattutto a “bruciare” i loro risparmi.

In aggiunta a siffatta richiesta, è stato chiesto di acquisire e verificare le liste di coloro che i mesi, i giorni, le ore prima del crac, hanno venduto con successo grossi pacchetti azionari a discapito di numerosi risparmiatori che avevano da molto tempo posto in vendita senza esito le loro azioni.

Entrambe le richieste hanno avuto positivo riscontro da parte della Commissione che ne ha disposto subito l’acquisizione anche in vista dell’audizione prossima dei Commissari Liquidatori.

A conclusione dell’audizione l’ASSOCIAZIONE SOCI BANCHE POPOLARI ha chiesto alla Commissione “Verità e Giustizia” sul crac bancario, affinché tutti i risparmiatori possano finalmente ottenere quelle risposte che la magistratura non è stata in grado ancora di fornire.

Del resto la magistratura civile non ha più occasione di pronunciarsi a causa della messa in liquidazione coatta amministrativa, che di fatto ha azzerato ogni possibilità di far causa alle due Banche venete, quanto invece alla magistratura penale la strada per giungere alle condanne penali degli ex amministratori e verticibancari è ancora lunga e tormentosa: il processo penale contro Consoli e compagni – come è noto – inizierà a Roma il prossimo 24.11.2017; mentre quelle contro Zonin e C. è in attesa di fissazione dell’udienza per il rinvio a giudizio richiesto.

Ci si auspica che la Commissione riesca a dare compiuta risposta a due semplici quesiti: dove sono finiti i soldi dei risparmiatori ? chi sono gli autori e responsabili del dissesto finanziario ?

Ovviamente, la Commissione parlamentare di inchiesta ha voluto precisare che non avendo compiti e funzioni legislative non può creare o istituire fondi di ristoro od altro, essendo questo compito precipuo del Parlamento e nello specifico della Commissione parlamentare finanza, tuttavia ci si auspica che l’esito finale dell’inchiesta parlamentare porti maggiore consapevolezza nelle Istituzioni e nel Governo, affinché la Politica intervenga concretamente a risolvere il problema di tutti i risparmiatori truffati e beffati dal sistema bancario, con piena consapevolezza che il Decreto-Legge n. 99 del 25 giugno 2017, se da un lato ha messo una “pezza” alla crisi finanziaria in cui poteva incorrere tutto il sistema bancario, dall’altro ha portato alla crisi oltre 200.000 persone e risparmiatori che credevano nelle due Banche venete e che avevano investito nelle medesime i risparmi di una vita.

Il messaggio che è passato dopo l’audizione in Commissione è stato quello di non mollare la lotta e le azioni giudiziali, in quanto tenendo viva l’attenzione dell’opinione pubblica sulla crisi dei risparmiatori è molto più facile prevedere che, prima o poi, la Politica intervenga a risolvere un problema che per certi versi la stessa ha creato, o contributo a creare.

L’ASSOCIAZIONE SOCI BANCHE POPOLARI invita quindi tutti gli Associati a resistere e continuare nella battaglia perché solo così sarà possibile ottenere ascolto da chi, lo Stato, ha in mano gli strumenti per cambiare e migliorare le cose.

Continuate a supportare l’Associazione, la quale percorrerà tramite i propri rappresentanti e legali ogni strada possibile per ottenere Verità e Giustizia, e soprattutto non perdete la possibilità di potervi costituire parte civile nell’imminente processo penale contro gli ex vertici di Veneto Banca che si terrà il prossimo 24.11.2017 avanti al GUP di Roma, sarà un’ulteriore “vetrina” ed occasione per far sentire la nostra voce e forza e non cedere alle ingiustizie che fino ad ora abbiamo subito in silenzio.

Non esitate a contattate l’Associazione per avere ogni informazione utile al riguardo sia per la costituzione di parte civile nel processo penale, sia per tutte le prossime iniziative giudiziarie, e non solo, che abbiamo in serbo per Voi, e soprattutto non abbassate mai la guardia.

Una piccola ma grande soddisfazione l’abbiamo avuta: se fossimo rimasti in silenzio, inerti, senza criticare ed agire, di certo la Commissione di inchiesta non ci avrebbe mai convocato e contattato.

Tenere alta l’attenzione è l’unico modo per ottenere un domani Verità e Giustizia !

L’Associazione Soci Banche Popolari

Qui in basso le foto dell'incontro con la presenza del 

Avv. Pietro Guidotto in rappresentanza dell’Associazione Soci Banche Popolari avanti la Commissione parlamentare di inchiesta


Carissimi ex Soci/Azionisti,

come è noto il Decreto-Legge 25 giugno 2017, n. 99 è stato convertito con modificazioni in Legge 31 luglio 2017, n. 121, pertanto il passaggio del ramo d’Azienda “buono” delle due banche venete a Banca Intesa è oramai definitivo, come peraltro la messa in liquidazione coatta amministrativa delle medesime.

Per quel che concerne la presentazione delle domande di ammissione al passivo, Vi comunico che ho provveduto a depositare entro il 24.08.2017 tutte le istanze di coloro che entro tale data avevano già conferito mandato allo scrivente, consegnando tutta la documentazione a suo tempo richiesta (prossimamente invierò conferma personale e diretta ad ognuno).

Per tutti gli altri vi è ancora la possibilità di farlo entro il 29.09.2017 , tale scadenza è stata determinata per scrupolo calcolando 60 giorni dal comunicato pubblicato da Banca d’Italia nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31.07.2017 (pag. 156, qui allegata per estratto, all.1), ove si comunica appunto che con decreti rispettivamente n. 185 e n. 186 entrambi datati 25.06.2017, il Ministero dell’economia e delle finanze (MEF) ha disposto, su proposta della Banca d’Italia, la sottoposizione rispettivamente di Banca Popolare di Vicenza s.p.a. e di Veneto Banca s.p.a. a liquidazione coatta amministrativa.

Pertanto dal punto di vista civilistico l’unico modo di far valere i propri diritti e crediti nei confronti delle due Banche venete è solo quello di insinuarsi nel passivo.

Come più volte detto, e qui ribadito, qualora intendiate affidarVi allo scrivente Studio per procedere alla presentazione della domanda di insinuazione nelle procedure di liquidazione coatta amministrativa delle due banche venete, è necessario reperire la documentazione qui di seguito riportata in dettaglio.

Orbene, le domande vanno suddivise in sei macro categorie:

1)Azionisti a titoli di investimento e di risparmio;

2)Azionisti obbligati all’acquisto per ottenere mutui/finanziamenti;

3)Azionisti finanziati per l’acquisto di azioni della banca (c.d. operazioni baciate);

4)Azionisti finanziati per impedire la vendita delle azioni;

5)Azionisti che hanno chiesto formalmente per iscritto e senza esito la vendita delle proprie azioni (c.d. vendite a scavalco);

6)Obbligazionisti subordinati.

La documentazione comune a tutte le tipologie è la seguente:

-Estratto dossier titoli alla data del 31.12.2015, ove viene riportato il valore medio delle azioni prima della svalutazione;

-Estratto dossier titoli alla data del 31.12.2016, ove il valore delle azioni è pari ad € 0,10;

-Questionario MIFID;

per la sola categoria sub 2) Azionisti obbligati all’acquisto per ottenere mutui/finanziamenti anche:

-Copia del contratto di mutuo/finanziamento collegato all’acquisto delle azioni;

-Documentazione attestante l’erogazione del mutuo/finanziamento completa di data ed accredito;

-Distinta ove risulta l’acquisto contemporaneo delle azioni;

per la sola categoria sub 3) Azionisti finanziati per l’acquisti di azioni della banca (c.d. operazioni baciate ) anche:

-Copia del contratto di finanziamento azioni baciate;

per la sola categoria sub 4) Azionisti finanziati per impedire la vendita delle azioni anche:

-Copia del contratto di finanziamento in luogo della vendita della azioni;

per la sola categoria sub 5) Azionisti che hanno chiesto formalmente per iscritto e senza esito la vendita delle proprie azioni (c.d. vendite a scavalco ) anche:

-Copia ordine formale di vendita;

per la sola categoria sub 6) Obbligazionisti subordinati anche:

-Documentazione attestante la sottoscrizione della relative obbligazioni subordinate.

Infine, Vi rammento che il nuovo termine per la presentazione scade il 29 settembre 2017, anche se in verità esso non pare perentorio e ciò consentirebbe di chiedere con calma l'ammissione (comunque tempestiva) prima del deposito dello stato passivo – che avverrà probabilmente non a breve – e tardiva entro sei mesi da tale deposito (ai sensi dell’art. 89 del TUB).

Ad ogni modo vista la probabile mole di domande di insinuazione al passivo che verranno inviate nei prossimi giorni ai Commissari Liquidatori delle due Banche venete, consiglio per scrupolo di prendersi per tempo sia per recuperare la documentazione necessaria, sia e soprattutto per non doversi trovare all’ultimo a redigere in fretta e furia una domanda di per sé incompleta.

Pertanto entro tale data è necessario per lo scrivente Studio aver già raccolto tutta la documentazione inerente, nonché l’apposito mandato del Cliente per procedere all’insinuazione.

Il contributo richiesto a ciascuno per la domanda di insinuazione al passivo delle due banche venete in liquidazione coatta amministrativa è di € 100,00, comprensivo di spese ed oneri di legge , da versarsi anticipatamente alle seguenti coordinate IBAN: IT47 K053 3661 5640 0004 0413 177, nel conto corrente intestato all’Avv. Pietro Guidotto , indicando nella causale il nome dell’azionista seguito da “contributo per insinuazione passivo” .

Chiaramente il contributo predetto (€ 100,00) è riservato solo agli Associati dell’ASSOCIAZIONE SOCI BANCHE POPOLARI, ragion per cui per poter usufruire dell’assistenza convenzionata dello scrivente è quantomeno necessario iscriversi alla predetta associazione al costo di € 10,00 (l’iscrizione può essere fatta anche tramite lo scrivente).

Come più volte detto, preciso che allo stato la domanda di insinuazione allo stato passivo delle due banche venete, può essere presentata anche da chi ha accettato a suo tempo l’Offerta Pubblica di Transazione (OPT ), non ravvisandosi per il momento a fronte del fallimento delle banche alcuna incompatibilità e/o inammissibilità, anche al fine di provare a recuperare successivamente qualche somma in più oltre al ristoro ricevuto.

Infine, l’iscrizione all’ASSOCIAZIONE SOCI BANCHE POPOLARI da me qui rappresentata è consigliata a tutti, in quanto la predetta Associazione rientra nella lista delle 11 associazioni accreditate al Bando regionale che prevede un contributo per le spese legali a tutela dei cittadini veneti danneggiati dalle due banche (DGRV n. 333 del 22.03.2017, BUR n. 30 del 24.03.2017).

Per poter usufruire del predetto contributo, però, sono necessari i seguenti requisiti:

1)essere Associato all’Associazione Soci Banche Popolari, in quanto il contributo regionale viene dato solo ed esclusivamente all’Associazione che lo utilizzerà nei confronti dei soggetti rappresentati aventi i requisiti qui di seguito meglio indicati;

2)essere persona fisica e cittadino residente in Veneto;

3)avere un reddito non superiore ad € 28.000,00, da dimostrare mediante presentazione di 730 e/o Mod. Unico e/o CUD;

4)aver subito una rilevate diminuzione del proprio patrimonio mobiliare nel periodo intercorrente dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016, a seguito dell’acquisto di prodotti finanziari presso Veneto Banca e/o Banca Popolare di Vicenza;

5)aver investito in azioni un importo non superiore ad € 80.000,00 nel caso di singole persone fisiche, oppure non superiore ad € 150.000,00 nel caso di nucleo familiare;

6)possedere un solo immobile da reddito adibito a prima casa.

Se avete tutti i requisiti di cui sopra affrettateVi a contattare lo scrivente, al fine non perdere la possibilità  di richiedere alla Regione Veneto il contributo per le spese legali, da utilizzare poi per tutta l’attività legale successiva, come meglio spiegato qui di seguito.

Esaurita la fase dell’insinuazione al passivo nelle due Banche in liquidazione coatta amministrativa, Vi comunico che le prossime azioni che lo scrivente quale rappresentante dell’ASSOCIAZIONE SOCI BANCHE POPOLARI ha in serbo di attivare sono:

A)costituzione di Parte Civile a nome dell’Associazione predetta e di tutti gli Associati singolarmente nei procedimenti penali che finalmente stanno partendo.

La prima data è fissata per il 07 febbraio 2018 , data in cui si terrà l’udienza preliminare contro 11 persone fra banchieri e manager sotto accusa per il dissesto di Veneto Banca, primi tra tutti l’ex direttore generale Vincenzo Consoli e l’ex presidente del Cda Flavio Trinca; nell’occasione il GUP di Roma dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per i reati di aggiotaggio e di ostacolo all’attività di vigilanza.

Ci si auspica che il processo penale contro i dirigenti di Banca Popolare di Vicenza abbia lo stesso corso, e vi sia a breve il rinvio a giudizio dell’ex presidente Gianni Zonin e “compagni”, visto che le indagini sono oramai al termine se non chiuse.

B)Class action contro le società di revisione, rispettivamente PWC per Veneto Banca e KPMG per Banca Popolare di Vicenza , avviando una causa civile risarcitoria contro le predette società che hanno colposamente avvallato bilanci falsi che hanno determinato gli azionisti ad acquistare azioni/obbligazioni delle popolari venete pagandole un prezzo eccessivo in costanza peraltro di false comunicazioni sociali, l’arco temporale di riferimento è compreso tra il 01.01.2012 ed il 30.07.2015. Del resto, il fatto che sia stato accertato lo stato di insolvenza delle due banche venete nel dramma costituisce un elemento positivo, in quanto accresce la responsabilità dei revisori che “stranamente” non si sono accorti di nulla continuando a certificare ed accreditare in positivo i  bilanci delle due Banche venete.

Infine, Vi anticipo che l’ASSOCIAZIONE SOCI BANCHE POPOLARI sta organizzando un incontro dal titolo "Fallimento banche popolari venete: cosa resta da fare? " su questi ed altri temi collegati, che si terrà presso l’Hotel Fior, sito in via Dei Carpani n. 18 a Castelfranco Veneto (TV ), in linea di massima la mattina di sabato 07 ottobre 2017 alle ore 09.45, il cui invito a partecipare è diretto a TUTTI, Associati e non.

Maggiori dettagli saranno comunque a breve resi noti mediante comunicazione mail, nonché inseriti sul sito istituzionale che Vi invito a consultare per notizie ed aggiornamenti ( http://www.associazionesocibanchepopolari.it/) unitamente alla pagina Facebook dell’Associazione.

A disposizione per qualsivoglia ulteriore chiarimento, Vi porgo cordiali saluti.

- Avv. Pietro Guidotto

Segretario Associazione Soci Banche Popolari




Documentazione per procedere alla presentazione della domanda di insinuazione nelle procedure di liquidazione coatta amministrativa delle due banche venete.

Carissimi ex Soci/Azionisti,

faccio seguito alla mia comunicazione del 03.07.2017, per comunicarVi di quale documentazione lo scrivente Studio necessita per procedere alla presentazione della domanda di insinuazione nelle procedure di liquidazione coatta amministrativa delle due banche venete.

Orbene, le domande vanno suddivise in sei macro categorie:

Azionisti a titoli di investimento di risparmio;

Azionisti obbligati all’acquisto per  ottenere mutui/finanziamenti;

Azionisti finanziati per l’acquisti di azioni della banca (c.d. operazioni baciate);

Azionisti finanziati per impedire la vendita delle azioni;

Azionisti che hanno chiesto formalmente per iscritto e senza esito la vendita delle proprie azioni (c.d. vendite a scavalco);

Obbligazionisti subordinati.

La documentazione comune a tutte le tipologie è la seguente:

-Estratto dossier titoli alla data del 31.12.2015, ove viene riportato il valore medio delle azioni prima della svalutazione;

-Estratto dossier titoli alla data del 31.12.2016, ove il valore delle azioni è pari ad € 0,10;

-Questionario MIFID;

Azionisti obbligati all’acquisto per  ottenere mutui/finanziamenti

anche:

-Copia del contratto di mutuo/finanziamento collegato all’acquisto delle azioni;

attestante l’erogazione del mutuo/finanziamento completa di data ed accredito;

Distinta

ove risulta l’acquisto contemporaneo delle azioni;

per la sola categoria sub 3) Azionisti finanziati per l’acquisti di azioni della banca (c.d. operazioni baciate ) anche:

-Copia del contratto di finanziamento azioni baciate;

Azionisti finanziati per impedire la vendita delle azioni

anche:

Copia del contratto di finanziamento in luogo della vendita della azioni;

sub 5) Azionisti che hanno chiesto formalmente per iscritto e senza esito la vendita delle proprie azioni (c.d. vendite a scavalco ) anche:

Copia ordine formale di vendita;

sub 6) Obbligazionisti subordinati anche:

Documentazione attestante la sottoscrizione della relative obbligazioni subordinate.

il termine per la presentazione scade il 24 agosto 2017 , ed entro tale data è necessario per lo scrivente Studio aver già raccolto tutta la documentazione inerente, nonché l’apposito mandato del Cliente per procedere all’insinuazione.

Il contributo richiesto a ciascuno per la domanda di insinuazione al passivo delle due banche venete in liquidazione coatta amministrativa è di € 100,00, comprensivo di spese ed oneri di legge, da versarsi anticipatamente alle seguenti coordinate IBAN: IT47 K053 3661 5640 0004 0413 177, nel conto corrente intestato all’Avv. Pietro Guidotto , indicando nella causale il nome dell’azionista seguito da “contributo per insinuazione passivo” .

insinuazione allo stato passivo delle due banche venete, può essere presentata

anche da chi ha accettato a suo tempo l’Offerta Pubblica di Transazione (OPT),

non ravvisandosi per il momento a fronte del fallimento delle banche alcuna

incompatibilità e/o inammissibilità, anche al fine di provare a recuperare successivamente

qualche somma in più oltre al ristoro ricevuto.

S T U D I O  L E G A L E

A V V .  P I E T R O 

G U I D O T T O

Via Romanina n. 29 - 31033 Castelfranco Veneto (TV)

pietroguidotto@pec.ordineavvocatitreviso.it



INTESA SANPAOLO FIRMA IL CONTRATTO PER L’ACQUISTO DI CERTE ATTIVITA’ E PASSIVITA’ DI 
BANCA POPOLARE DI VICENZA E VENETO BANCA TERMINE 

Torino, Milano, 26 giugno 2017 – Intesa Sanpaolo, ottenuta l’unanime autorizzazione da parte del Consiglio di Amministrazione, ha firmato con i commissari liquidatori di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca il contratto di acquisto, al prezzo simbolico di un euro, di certe attività e passività e certi rapporti giuridici facenti capo alle due banche.

L’intervento di Intesa Sanpaolo permette di evitare i gravi riflessi sociali che sarebbero altrimenti derivati dalla procedura di liquidazione coatta amministrativa delle due banche, salvaguardando l’occupazione delle persone che vi lavorano, i risparmi affidati da circa 2 milioni di famiglie e l’attività di circa 200 mila imprese finanziate e conseguentemente l’occupazione di 3 milioni di persone nelle regioni che registrano la maggiore crescita economica del Paese.

L’acquisto riguarda un perimetro segregato che esclude i crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e esposizioni scadute), le obbligazioni subordinate emesse, nonché partecipazioni e altri rapporti giuridici considerati non funzionali all'acquisizione. Peraltro, a titolo di ristoro per i piccoli risparmiatori detentori di obbligazioni subordinate emesse dalle due banche, Intesa Sanpaolo stanzierà complessivamente 60 milioni di euro, che includono un importo come proprio intervento in aggiunta alla quota parte prevista del contributo del sistema bancario.

Il perimetro oggetto di acquisto include, oltre alle attività e passività selezionate di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, anche il contributo delle partecipazioni in Banca Apulia S.p.A. e Banca Nuova S.p.A, in SEC Servizi S.c.p.a., in Servizi Bancari S.c.p.a. e, subordinatamente all’ottenimento delle relative autorizzazioni, nelle banche con sede in Moldavia, Croazia e Albania, e riguarda in particolare:
-    crediti in bonis diversi da quelli ad alto rischio per circa 26,1 miliardi di euro,
-    attività finanziarie per circa 8,9 miliardi di euro,
-    attività fiscali per circa 1,9 miliardi di euro,
-    debiti verso clientela per circa 25,8 miliardi di euro,
-    obbligazioni senior per circa 11,8 miliardi di euro,
-    raccolta indiretta per circa 23 miliardi di euro, di cui circa 10,4 miliardi di risparmio gestito,
-    circa 900 sportelli in Italia e circa 60 all’estero, inclusa la rete di filiali in Romania,
-    circa 9.960 persone in Italia e circa 880 all’estero.

Il perimetro oggetto di acquisto comprende anche crediti in bonis ad alto rischio per circa 4 miliardi di euro, con diritto di Intesa Sanpaolo di retrocessione nel caso di rilevazione, nel periodo fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2020, dei presupposti per classificarli come sofferenze o inadempienze probabili.

Condizioni e termini del contratto, nella cornice del Decreto Legge e dei Decreti Ministeriali emanati in relazione all’operazione, garantiscono la totale neutralità dell’acquisizione rispetto al  Common Equity Tier 1 ratio e alla  dividend policy del Gruppo Intesa Sanpaolo, prevedendo in particolare:

-    un contributo pubblico cash a copertura degli impatti sui coefficienti patrimoniali, tale da determinare un  Common Equity Tier 1 ratio phased-in pari al 12,5% rispetto alle attività ponderate per il rischio ( RWA) acquistate. Il contributo, contabilizzato - sulla base del principio contabile IAS 20 - come apporto al conto economico, è pari a 3,5 miliardi di euro non sottoposti a tassazione;
-    un ulteriore contributo pubblico cash a copertura degli oneri di integrazione e razionalizzazione connessi all’acquisizione, che riguardano tra gli altri la chiusura di circa  600 filiali e l’applicazione del Fondo di Solidarietà in relazione all’uscita, su base volontaria, di circa 3.900 persone del Gruppo risultante dall’acquisizione, nonché altre misure a salvaguardia dei posti di lavoro quali il ricorso alla mobilità territoriale e iniziative di formazione per la riqualificazione delle persone. Il contributo, anch’esso contabilizzato - sulla base del principio contabile IAS 20 - come apporto al conto economico, è pari a 1,285 miliardi di euro non sottoposti a tassazione. Tale importo sarà accantonato in un apposito fondo, tenuto conto degli effetti fiscali correlati all’utilizzo, e risulterà quindi neutrale per l’utile netto dell’esercizio;
-    garanzie pubbliche, per un importo corrispondente a 1,5 miliardi di euro dopo le imposte, volto alla sterilizzazione di rischi, obblighi e impegni che coinvolgessero Intesa Sanpaolo per fatti antecedenti la cessione o relativi a cespiti e rapporti non compresi nelle attività e passività trasferite. Resta fermo che le banche in liquidazione coatta amministrativa risponderanno dei danni derivanti dal contenzioso pregresso nonché da quello relativo alla disciplina sull’acquisto di azioni proprie e/o sui servizi di investimento, ivi compreso quello promosso da soggetti che abbiano aderito, non abbiano aderito ovvero siano stati esclusi dalle cosiddette “Offerte Transattive” e dagli “Incentivi Welfare”;
-    imposte differite attive delle banche acquisite pienamente usufruibili da Intesa Sanpaolo;
-    il diritto per Intesa Sanpaolo di modificare il perimetro dell’operazione dopo la data di esecuzione ove necessario al fine di ottenere le incondizionate approvazioni  antitrust.

Il contratto include una clausola risolutiva, che prevede l’inefficacia del contratto e la retrocessione alle banche in liquidazione coatta amministrativa del perimetro oggetto di acquisizione, in particolare nel caso in cui il Decreto Legge non fosse convertito in legge, ovvero fosse convertito con modifiche e/o integrazioni tali da rendere più onerosa per Intesa Sanpaolo l’operazione, e non fosse pienamente in vigore entro i termini di legge.



 DECRETO-LEGGE 25 giugno 2017, n. 99. Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.A. e di Veneto Banca S.p.A.


CARI SOCI NON FATEVI PRENDERE DA RABBIA E ILLUSIONI

Carissimi soci,

nella riunione del Consiglio Direttivo di ieri sera è emersa l’opportunità di

  • fare alcune importanti precisazioni in un momento assai delicato per le due ex popolari venete a pochi giorni dalla conclusione della offerta transattiva;
  • chiarire la vera natura del vivace scambio di battute – illustrato dalla stampa in modo non del tutto corretto - nell'incontro del 9 marzo a Treviso fra il nostro vicepresidente Francesco Celotto e l’avv. Andrea Arman del coordinamento don Torta , causato da una profonda divergenza in merito alla transazione in corso.

La nostra associazione è nata con lo scopo di dare una informazione seria, neutrale e professionale ai soci di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Non è nostro interesse vendere tessere, nè spingere i soci a sottoscrivere mandati per studi legali al fine di avviare cause.

Il nostro unico scopo è sempre stato quello di fornire gli strumenti che possono consentire ai soci di decidere e districarsi in una situazione oggettivamente difficile per risparmiatori in grandissima parte di elevata età media e non esperti nel settore, essendo privi di adeguata cultura finanziaria e di competenze.

Premesso tutto ciò non possiamo non notare come nel variegato arcipelago di gruppi, comitati, associazioni che dicono di difendere i soci ci siano situazioni non del tutto coerenti con le proclamazioni di intenti manifestate in ogni occasione dai relativi leader.

Da una parte ci sono avvocati che continuano a spingere per la causa penale chiedendo di sottoscrivere un esposto presso le procure di Treviso o Vicenza. A che serve a questo punto presentare esposti in procura quando ce ne sono già migliaia, se non per ingolfare due procure già oberate di lavoro, con organici sottodimensionati?

Non serve a nulla anche perchè il processo penale cadrà probabilmente in prescrizione e la liquidazione del danno per i soci che si costituiscono parte civile andrà fatta in separato procedimento civile che inizierà solo dopo la sentenza penale di primo grado. In questo modo il socio perderà almeno 3-4 anni inutilmente ripartendo, di fatto, da zero. Il giudice penale, infatti, non determinerà la liquidazione dei danni alle controparti civili perché spetta al giudice civile.

Molto meglio iniziare SUBITO la causa civile che va fatta valutando bene i pro e i contro, soprattutto tenendo conto di due variabili: la cifra che si perde rispetto al rimborso del 15% e il momento nel quale si sono acquistate le azioni, come ottimamente spiegato dal nostro consulente dott. Rocca dello “Studio legale Rocca” di Milano durante l'incontro del 9 marzo a Treviso.

Riteniamo pertanto doveroso farvi presente che la posizione dell’avv. Arman ci è apparsa di totale rifiuto alla proposta di adesione. Legittima, per carità, ma tale rifiuto non accompagnato da alcuna alternativa concreta non può non far riflette seriamente. Ci sembra infatti che la sua generica idea di creare un movimento popolare che porti avanti discorsi di carattere etico non dia alcun ristoro ai soci azzerati.

Cari soci capiamo la rabbia e la frustrazione che avvertite, ma la realtà è oggi di fronte a voi in tutta la sua crudezza.

Non fatevi fregare una seconda volta da illusionismi privi di proposte precise e carichi di speranze campate in aria. La vostra sete di giustizia è legittima e sacrosanta, ma bisogna tener presente che la rabbia è una pessima consigliera.

Se avete ragionevoli possibilità di vincere, rifiutate il 15% proposto e fate causa. 

Su questo punto insistiamo con la massima franchezza: non fatevi prendere dall’ emotività e non cullate vacue illusioni. Vi porterebbero a nuove cocenti delusioni.

Consiglio direttivo associazione soci banche popolari venete

Enzo Guidotto presidente

Francesco Celotto vicepresidente

Gianni Miazzo segretario

Alessandro Mursia tesoriere

Ivana Bresolin consigliere

Piero Guidotto consigliere

Stefano Prevedello consigliere



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Proposta dell'Associazione


lettera al CSM


Lettera al Procuratore Generale - Venezia




                          ASSOCIAZIONE SOCI BANCHE POPOLARI VENETE

IL PRESIDENTE

Preg.mo Dottor ANTONINO CAPPELLERI

Procuratore della Repubblica

VICENZA

Castelfranco Veneto, 21 giugno 2016

Oggetto – Andamento e prospettive dell’inchiesta sulle responsabilità degli ex amministratori della ‘Banca Popolare di Vicenza’.

Signor Procuratore,

il recente suicidio del pensionato Antonio Bedin ed il riemergere sui media di notizie su vicende di un passato non troppo lontano che ebbero come protagonisti, da un lato i vertici della ‘Banca Popolare di Vicenza’ dell’epoca, ‘in primis’ il suo presidente Gianni Zonin, e dall’altro - con differenti ruoli professionali e divergenti valutazioni -  la dottoressa Cecilia Carreri ed altri magistrati, qualcuno dei quali ancora in servizio nel Palazzo di Giustizia di Vicenza, rendono indilazionabile secondo la nostra Associazione una presa di posizione pubblica, netta e precisa della Procura sull’andamento e sulle prospettive dell’inchiesta riguardante le gravi responsabilità dei precedenti amministratori della citata banca.

Tale convinzione è basata sul fatto che quello di Antonio Bedin non è il primo suicidio di soggetti particolarmente esposti a certe scelte perché esasperate dalla situazione nella quale sono venuti a trovarsi: vittime di raggiri bancari, di inadeguati controlli sull’esercizio del credito da parte delle competenti autorità d’alto loco e di interventi giudiziari – a quanto pare, stando alle rivelazioni della dottoressa Cecilia Carreri – boicottati in passato ed oggi ritenuti troppo lenti.

Elena Bertorelli, delegato nazionale della ‘Casa del Consumatore’, ha dichiarato recentemente sulla stampa: «Purtroppo siamo venuti a conoscenza di un tentativo di suicidio da parte di una 75enne e di un suicidio da parte di un signore di 49 anni che si è spento il giorno 8 giugno dello scorso anno. Entrambi sono azionisti di BpVi». Per quanto riguarda il tentativo di suicidio, «una famiglia dell’alto Vicentino si è rivolta a noi dopo che l’anziana madre, scoperta la verità sul fatto di aver perso i risparmi di una vita, è caduta in una profonda disperazione tanto che una notte si è alzata e ha assunto tutti i farmaci che ha trovato in casa per poi cadere al suolo. Ora è in trattamento farmacologico per depressione. La signora aveva lasciato due scritti. In uno fa espresso riferimento “alla banca”: gli scritti sono stati consegnati ai Carabinieri che li hanno trasmessi in Procura».

E’ noto che, soprattutto gli anziani sono particolarmente esposti a situazioni del genere, come dimostra l’ allarmante dichiarazione apparsa sulla stampa di Emilia Laugelli, responsabile dell’unità di Psicologia Clinica Ospedaliera dell’ospedale di Santorso della Ulss 4, nonchè coordinatrice - in collaborazione con il professor Gianpiero Turchi, docente alla facoltà di Psicologia della Università di Padova - del progetto “inOltre: la salute degli imprenditori” nato su input della Regione Veneto, nel quale operano ben dieci psicologi che 24 ore su 24 tengono attivo un numero verde (‘Numero verde anti suicidi o anti crisi’) che risponde alle chiamate di persone colpite dalla crisi economica. «Le persone anziane – spiega la Laugelli - quelle che hanno lavorato una vita sono soggetti ad alto rischio. Si tratta di gente che ha condotto una esistenza spesso riservata nell’ambito della quale il lavoro duro portato avanti frequentemente nell’ambito esclusivo della cerchia familiare ha costituito un valore importantissimo, quasi assoluto. Di fronte ad eventi come il collasso delle banche queste persone si trovano di fronte al crollo di un mondo in cui riponevano attese e aspettative».

Questi due casi di suicidio si aggiungono a quelli di decine di piccoli e medi imprenditori che negli ultimi anni hanno deciso di farla finita per le difficoltà finanziarie delle loro aziende dovute anche al rifiuto di concessione di prestiti da parte di varie banche.

Troppi responsabili della gestione eccessivamente restrittiva del credito e di raggiri a danno di soci e clienti, nei confronti dei quali sono stati ipotizzati comportamenti penalmente rilevanti, anche gravi, non hanno invece assunto la responsabilità dei loro comportamenti attraverso provvedimenti restrittivi della libertà personale.

In questo contesto, relativamente alla situazione della ‘Banca Popolare di Vicenza’, la nostra Associazione si permette di far presente che la dottoressa Cecilia Carreri, per l’esperienza acquisita da magistrato proprio a Vicenza - anche relativamente ad un’inchiesta, tra il 2002 e il 2003,  a carico del presidente dell’epoca stessa banca Gianni Zonin - ha dichiarato in un’intervista al ‘Corriere del Veneto’ del 19 scorso: «Devo notare la grande differenza di interventi e di risultati di altre Procure rispetto a quella di Vicenza che, in casi analoghi, hanno adottato diverse condotte investigative e cautelari, più sollecite e incisive, soprattutto in rapporto all’estrema gravità dei fatti […]. Da circa un anno pur nel rispetto del segreto delle indagini, non si vedono risultati. A Vicenza c’è troppa inerzia, ma qualcuno deve pur pagare per quello che è accaduto».

«Per reati di questa gravità e danni così rilevanti ai risparmiatori – ha sottolineato nella conclusione la dottoressa Carreri - è previsto il carcere».

La nostra Associazione ha avuto modo di accertare che questa versione e le notizie dei due suicidi e del tentato suicidio già citati hanno suscitato diffusa e profonda impressione non certo positiva, oltre che nei soci della banca, nell’opinione pubblica che segue la complessa vicenda con notevole sensibilità civica, convinta che l’ affermazione della Carreri sia da riferire al rischio di fuga e/o di inquinamento delle prove da parte di indagati, data la “benevolenza” che soprattutto Gianni Zonin avrebbe avuto – secondo la dottoressa - in passato in ambienti giudiziari, le influenze maturate nel tempo in vari organismi ed ai favori concessi a persone influenti dallo stesso. In passato, ad esempio, la stampa ha dato notizia che in Sicilia nella ‘Banca Nuova’, facente parte del ‘Gruppo Banca Popolare di Vicenza’, sono stati assunti familiari e parenti di uomini politici e di magistrati.

Sempre secondo i pareri raccolti fra la gente, la nostra Associazione ritiene che la misura auspicata dalla dottoressa Carreri («Per reati di questa gravità […] è previsto il carcere») potrebbe creare le condizioni per la realizzazione di opportuni e tempestivi approfondimenti consentendo l’accelerazione dei tempi dell’inchiesta e scongiurando il pericolo, paventato dai più, che alla fine tutto possa andare in fumo per via della prescrizione. A tal scopo la nostra Associazione ha già proposto nei mesi scorsi al Ministro della Giustizia Orlando di creare un vero e proprio pool di esperti finanziari che coadiuvino nelle inchiesta sulla ‘Banca Popolare di Vicenza’ i magistrati della Procura.

In attesa di quanto richiesto, le auguriamo buon lavoro e porgiamo cordiali saluti.

                                                                                                               Prof. Vincenzo Guidotto

                                                                                            Presidente Associazione Soci Banche Popolari Venete

                                                                                            www.assopopolarivenete.it  info@assopopolarivenete.it 

  


sabato 4 giugno 2016

Popolari Venete: la unica via possibile per recuperare rapidamente i soldi persi.

Dopo aver sentito tante chiacchere, tanti discorsi da bar, tante promesse fasulle di tavoli e conciliazioni, tante azioni legali di dubbia praticabilità suggeriamo ai soci la unica via possibile per recuperare i soldi investiti nelle azioni delle Popolari : ricorrere al nuovo arbitro per le controversie finanziarie presso la Consob.

Per maggiori dettagli leggete qui.

Il nuovo arbitro puo' risolvere controversie fino a 500.000 euro, non costa nulla (a parte l'eventuale ricorso ad un avvocato per preparare una memoria) e decide se accogliere o meno il reclamo entro 90 giorni. Il reclamo va inviato in via telematica. La banca è obbligata a sottostare alla decisione del risparmiatore mentre questi puo' decidere o meno se accettare. Nel caso di accettazione la controversia si chiude in forma exragiudiziale con contestuale rinuncia da parte del risparmiatore a qualsiasi azione legale contro la banca. 

Il risparmiatore puo' decidere di adire all'arbitro per controversie riguardanti titoli acquistati negli ultimi dieci anni cioè dal 2006 in avanti. Per titoli acquistati precedentemente scatta la prescrizione.

La associazione soci banche popolari venete attiverà a breve degli sportelli di assistenza per i soci sul territorio a Bassano, Castelfranco e Treviso, assistendo con il suo staff legale, tutti coloro che intenderanno attivare la procedura che inizierà ad operare dopo l'estate. Ci attendiamo quindi le prime sentenze entro la fine dell'anno.

Per attivare la procedura è necessario inviare formale lettera di messa in mora alla banca, interrompendo la prescrizione. La associazione è a disposizione per fornire la assistenza necessaria per predisporre la lettera e analizzare le singole posizioni dei soci in base alla documentazione.

Per maggiori info non esitate a scriverci: info@assopopolarivenete.it.



6 maggio 2016

Comunicato stampa

La associazione soci banche popolari venete augura un buon lavoro al nuovo presidente di Veneto Banca Ambrosini. Chiediamo che il nuovo cda proponga, come promesso a caldo ieri sera, in tempi rapidi alla prossima assemblea post aumento di capitale, la azione di responsabilità contro gli ex amministratori della banca. Da troppo tempo si tergiversa su questo delicato punto che non puo' essere di secondaria importanza. In merito alla assemblea di ieri ribadiamo quanto affermato nel corso dell'intervento del vicepresidente Celotto.

Il bilancio 2015 contiene diversi elementi dubbi ma uno su tutti ci lascia profondamente perplessi.

Le sofferenze lorde sono ancora elevate e pari a 5 miliardi: quando verranno spesate? A quanto?

Il coverage dei crediti deteriorati di Vb è il piu' basso tra le maggiori banche italiane.( 37,8% contro una media del 44,5%). La banca ha un pessimo Texas Ratio (rapporto tra crediti deterioratilordi e patrimonio tangibile più accantonamenti) pari al 225,7% (media di sistema 159,1%), secondo solo a MPS. Questo comporta che nei prossimi anni si dovranno fare ulteriori pesanti svalutazioni vanificando almeno parzialmente l'aumento di capitale da un miliardo per cui il patrimonio netto tangibile della stessa è già oggi inferiore all'aumento di un miliardo.

Come mai la copertura dei crediti deteriorati è così bassa? Forse solo per presentare un bilancio meno brutto in vista della borsa? In merito alle sofferenze chiediamo se e quanti crediti siano stati concessi agli attuali e ai precedenti amministratori della banca e a chi siano stati concessi crediti rilevanti ( oltre 500.000 euro), soprattutto ai primi 1000 soci della banca. A fronte di quali garanzie e a che condizioni sono stati concessi tali rilevanti finanziamenti? Esigiamo su questo punto una azione di assoluta trasparenza e una immediata informativa da parte dell'attuale management. In futuro non dovranno piu' essere concessi crediti ai membri del cda, anche e soprattutto a quelli del nuovo cda, che pare siano legati a gruppi che hanno significativi importi di crediti in sofferenza (pari a quasi 400 milioni) con la banca. Su questo punto esigiamo chiarezza dal nuovo presidente Ambrosini.

Date queste premesse riteniamo assai problematica la operazione di quotazione in borsa. Chi tra grandi e piccoli investitori aderirà all'aumento di capitale di un istituto che oggi vale meno dell'aumento stesso con la quotazione in borsa che, se avverrà, sarà certamente inferiore al collocamento?

Di sicuro non le grandi banche italiane che già oggi scontano uno scenario settoriale estremamente negativo con il rischio di pesanti impatti sui propri indici patrimoniali. Forse vi aderiranno i soci aderenti alla associazione "Per Veneto Banca", che ha promosso la lista vincente per il nuovo cda?

Attendiamo dei chiarimenti in merito dal presidente Ambrosini.





Questa la nostra posizione in merito ai punti all'ordine del giorno della assemblea del 5 maggio di Veneto Banca

1) Bilancio 2015

Il bilancio 2015 contiene diversi elementi dubbi ma uno su tutti ci lascia profondamente perplessi.

Le sofferenze lorde sono ancora elevate e pari a 5 miliardi: quando verranno spesate? A quanto?

Il coverage dei crediti deteriorati di Vb è il piu' basso tra le maggiori banche italiane.( 38% contro una media del 45%). La banca ha un pessimo Texas Ratio (rapporto tra crediti deteriorati lordi e patrimonio tangibile più accantonamenti) pari al 225,7% (media di sistema 159,1%), secondo solo a MPS. Questo comporta che nei prossimi anni si dovranno fare ulteriori pesanti svalutazioni appesantendo il bilancio, vanificando almeno parzialmente l'aumento di capitale da un miliardo per cui il patrimonio netto tangibile della stessa è già oggi inferiore all'aumento di un miliardo.

Come mai la copertura dei crediti deteriorati è così bassa? Forse solo per presentare un bilancio meno brutto in vista della borsa?

In merito alle sofferenze chiediamo se e quanti crediti siano stati concessi agli attuali e ai precedenti amministratori della banca e a chi siano stati concessi crediti rilevanti ( oltre 500.000 euro), soprattutto ai primi 1000 soci della banca. A fronte di quali garanzie e a che condizioni sono stati concessi tali rilevanti finanziamenti? Esigiamo su questo punto una azione di assoluta trasparenza e una immediata informativa da parte dell'attuale management. In futuro non dovranno piu' essere concessi crediti ai membri del cda

2) elezione nuovo cda.

Allo stato attuale non ci è possibile indicare il voto per nessuna delle due liste. Quella che fa capo all'attuale cda non ha presentato un credibile piano industriale ed è ancora in parte eredità della gestione Consoli.

Quella presentata dalla cordata avversaria non ha presentato ad oggi alcun piano industriale ed è portatrice di un macroscopico conflitto di interessi essendo legata a gruppi che hanno crediti con l'istituto in sofferenza per 400 milioni circa. Non sono quindi liberi e indipendenti e ci chiediamo quando intendano restituire questi ingenti finanziamenti ricevuti a fronte della sottoscrizione di importanti quote della banca oggi pesantemente svalutate. A che condizioni hanno ricevuto questi finanziamenti? A fronte di quali garanzie? Come mai non hanno sentito, per una questione di doverosa trasparenza, la necessità di informare la assemblea dei soci in merito a questa situazione?

Come è la situazione dei crediti in sofferenza delle consociate estere? Quanti finanziamenti rilevanti sono stati concessi a società riconducibili a imprenditori italiani?

Per queste ragioni proponiamo lo stop immediato alla quotazione di borsa e la sottoscrizione dell' aumento di capitale da parte del fondo Atlante con contestuale nomina di un nuovo cda interamente rinnovato che metta sul mercato la banca, attraverso una ipo, dopo il completo risanamento della stessa in un arco temporale di 18-24 mesi. Non ci sono le condizioni per la quotazione memori anche di quanto avvenuto con la fallita IPO della Banca Popolare di Vicenza. Chi sottoscriverebbe in queste condizioni il 25% dell'aumento di capitale, pari a 250 milioni, necessario per assicurare il flottante minimo per dare il via libera alla quotazione? Nessuno o quasi.

3) emolumenti dei membri del cda.

Come è possibile che una banca sostanzialmente quasi fallita paghi al proprio amministratore delegato Carrus 1,2 milioni di euro all'anno di stipendio?

Se il compenso è in linea con il mercato non lo è di certo la performance della banca per gli azionisti

Il nuovo cda dovrà quindi accontentarsi di un compenso in linea con la situazione attuale della banca.

Un generoso piano di stock option legato ai risultati e agli obiettivi raggiunti, non automatici compensi non in linea con la redditività della banca.

Se chi gestisce è bravo la azione ricevuta in compenso aumenterà di valore. Altrimenti resterà come i soci con un pugno di mosche

4) azione di responsabilità contro i vecchi vertici:

si, subito e senza indugi.

Chiediamo inoltre un confronto chiaro e immediato in merito a:

1) tavoli di conciliazione promessi da Bolla: quanto prevede la banca di destinare per chiudere le controversie con i soci? Che tipologia di soci prevede di rimborsare? Perchè riservare i tavoli solo alle associazioni dei consumatori e non anche a quelle dei soci? Ci attendiamo la convocazione di tutte le associazioni dei soci per coinvolgere il maggiore numero possibile dei soci e non solo una parte

2) come intende procedere la banca con i soci autofinanziati ?( soci che hanno ricevuto finanziamenti per l'acquisto di azioni che adesso valgono quasi zero e controgarantivano i finanziamenti)

3) dismissioni partecipazioni rilevanti in BIM e vendita consociate estere

A che punto sono le trattative? Quanto si pensa di realizzare da tali dismissioni e in che tempi?



COMUNICATO STAMPA

FLOP AUMENTO DI CAPITALE POPOLARE DI VICENZA

L'aumento di capitale di BPVi è stato sottoscritto solo per il 10% circa. Un vero flop. Neppure gli investitori istituzionali hanno creduto alle parole dell' amministratore delegato Iorio. A questo punto Atlante sottoscriverà l'inoptato pari al 90% circa. Ci auguriamo che Atlante faccia piazza pulita dell'attuale squalificato cda e vera pulizia nei conti. I crediti deteriorati sono pari a 9 miliardi circa e quindi l'aumento di capitale potrebbe andare presto bruciato. Sarebbe stato meglio fin dal principio lanciare il fondo Atlante e mettere in sicurezza le due Popolari nostrane quotandole in un secondo tempo.  Serve svoltare pagina, attivare i tavoli di conciliazione per i soci derubati e risanare la banca. Borsa o no questa banca oggi vale zero. Difficile che con un flottante così ridotto (sotto il 10%) la Consob autorizzi la quotazione in borsa anche se, in casi particolari, sono previste deroghe al recquisito minimo del 25%.

Si può vendere la banca, fonderla,spezzettarla o, una volta ristrutturata, si può fare una Ipo a un prezzo più alto dei 10 centesimi di euro attuali.

Secondo Penati, presidente di Questio sgr, proprietaria del fondo Atlante che da oggi detiene oltre il 90% delle azioni, per la ristrutturazione di una banca ci vogliono 3 anni, ma contano di riuscirci anche in 18 mesi. Affermazioni che, a prescindere da ogni considerazione sul merito, aprono un problema gigantesco sulla governance dell’istituto vicentino. Sarà Atlante, dall’alto del suo 90%, a dettare le strategie alla banca come lasciano intendere le affermazioni di Penati? E se così sarà, che ne è stato dell’impegno (scritto peraltro nel regolamento) a non assumere alcun ruolo di direzione e coordinamento sulle banche partecipate, né a sottoporle a direzione unitaria? Chi governerà la banca?

La Popolare di Vicenza dovrà convocare al più presto un’assemblea per il rinnovo del consiglio d’amministrazione e del collegio sindacale. Quaestio sgr ha assunto l’impegno formale a votare sulla nomina degli amministratori, attenendosi a stringenti criteri di indipendenza. Dunque di chi saranno espressione gli amministratori, posto che Atlante controlla oltre il 90% del capitale? Sarà la Bce a sceglierli o saranno i soci di minoranza vicentini, o il caso? Sono domande che al momento non trovano alcuna risposta e che rendono bene l’idea di quanti nodi occorrerà sciogliere nel post-intervento di Atlante. La priorità, infatti, era quella di evitare un disastroso bail-in con le sue ricadute sistemiche (la Vicenza è pur sempre la decima banca italiana) e sul territorio, rimandando a dopo tutte le altre questioni. Ci auspichiamo che nel prossimo cda possa finalmente trovare posto un autentico rappresentante dei piccoli soci. A tal fine lanciamo già da oggi la proposta di creare una vera piattaforma comune tra tutti i comitati e le associazioni espressione dei piccoli soci, affinchè trovino quella unità, fino ad oggi purtroppo mancata, per giungere alla definizione di comuni strategie e progetti per il futuro della Popolare e per il suo rilancio.

Associazione Soci Banche Popolari Venete




Alla c.a. Dott.sa Daniele Nouy

presidente del consiglio di vigilanza unico sulle banche presso la BCE

Egregio presidente,

siamo una associazione che rappresenta i piccoli soci delle banche Popolari Venete e cioè: Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza.

Le rappresentiamo tutta la preoccupazione dei nostri soci per la difficile situazione in cui versano i due istituti chiedendole di intervenire in merito ad alcune questioni.

Dalla stampa veniamo a conoscenza che la BCE ha richiesto a Veneto Banca di rinnovare il consiglio di amministrazione nel corso della prossima assemblea dei soci prevista per il 5 maggio 2016.

Iniziativa che ci lascia perplessi in quanto non capiamo il motivo di tale richiesta intervenuta per di piu' prima della quotazione della banca e pertanto senza conoscere il nuovo assetto proprietario che si verrà a formare.

Ci sembrava piu' logico attendere la quotazione per poi procedere alla nomina del nuovo consiglio.

Nel caso invece della Banca Popolare di Vicenza non condividiamo la decisione della BCE di non spingere per la sostituzione quantomeno dei due membri del cda condannati in primo grado ovvero i consiglieri Breganze e Marzotto di cui chiediamo, per motivi di opportunità, la immediata cessazione dall'incarico.

Non condividiamo questa palese difformità che nuoce soprattutto alla credibilità della Banca Popolare di Vicenza già duramente colpita da un sensibile calo degli impieghi e del numero di clienti e della raccolta.

Fra l’altro non riusciamo a comprendere come molte delle Vostre lettere, che riteniamo siano riservate, vengano riprese sistematicamente dalla stampa creando, specialmente in questo momento, ulteriore preoccupazione e turbativa di mercato.

Siamo preoccupati anche dalle possibili conseguenze dei tanti finanziamenti ricevuti dai soci per acquistare azioni delle banche stesse, fenomeno particolarmente rilevante nel caso della Banca Popolare di Vicenza.

Tali finanziamenti sono in molti casi contro garantiti dalle azioni stesse svalutate per circa il 90% del valore.

Cosa accadrà per quanto riguarda questi finanziamenti?

Verranno rinnovati?

O andranno ad incrementare ulteriormente il peso già altissimo dei crediti in sofferenza creando ulteriori perdite in bilancio? Diventeranno in altre parole crediti inesigibili?

Si tratta di somme importanti pari a circa 1 miliardo di euro per Banca Popolare di Vicenza e di 300 milioni circa per Veneto Banca. Somme che potrebbero bruciare in parte gli aumenti di capitale previsti creando la necessità di ulteriori dotazioni di capitale.

Chiediamo alla BCE di intervenire per risolvere i tanti casi dei soci finanziati che si trovano con un debito da onorare e allo stesso tempo con titoli pesantemente svalutati.

Serve una soluzione in grado di non danneggiare le banche e i soci coinvolti.

Dal quadro delineato ci pare completamente fuori luogo il piano di remunerazioni previsto per i vertici delle due banche.

Se tali compensi risultano in linea con quelli di istituzioni finanziarie di pari livello, è altrettanto chiaro che le banche in oggetto soffrono di perdite record che non giustificano in alcun modo questi trattamenti economici.

Una situazione che arreca un ulteriore e grave danno di immagine nel momento in cui 205.000 soci hanno perso circa il 90% del valore delle proprie azioni.

Su tale aspetto era di recente intervenuta anche Bankitalia la quale aveva emanato delle norme in merito ai tetti dei compensi dell’organo amministrativo.

Infine Le chiediamo di intervenire per sollecitare i cda delle due banche a proporre la azione di responsabilità verso i componenti attuali e dimessi del consiglio colpevoli del dissesto in cui versano i due istituti.

In attesa di una Sua cortese risposta Le porgiamo i nostri migliori saluti.

Data                                           Il Presidente dell’Associazione

31 Marzo 2016                           Proff. Enzo Guidotto

 

 

Associazione Soci Banche Popolari Venete

www.associazionepopolarivenete.it

e-mail:  info@assopopolarivenete.it


Informazioni per il ricorso all'ombudsman bancario per i soci di Veneto Banca e BPVi

L’Ombudsman - Giurì Bancario è un organismo collegiale di giudizio alternativo alla Magistratura Ordinaria, cui possono rivolgersi i clienti per risolvere gratuitamente le controversie con le banche e gli intermediari finanziari in materia di servizi di investimento ( compravendita di azioni, obbligazioni,titoli di stato, fondi comuni, polizze finanziarie,gestioni patrimoniali, etc.).

Rientra nella competenza dell’Ombudsman la richiesta di “risarcimento danni” per importi non superiori a € 100.000; l’operazione da cui scaturisce il “risarcimento danni”, però, può avere valore superiore ad €. 100.000.

La procedura per chiedere l'intervento dell'Ombudsman-Giurì Bancario 

Il cliente – non oltre due anni dall’operazione contestata - deve innanzitutto presentare un “reclamo” all’Ufficio Reclami della banca o dell’intermediario finanziario, che nel termine previsto (dalla banca o dall’intermediario finanziario stesso) dovrà far sapere se accoglie o meno il reclamo. Qualora il cliente non sia soddisfatto della risposta dell’Ufficio Reclami, o non riceva risposta nei termini previsti, può ricorrere, entro un anno dal reclamo, all’Ombudsman che decide entro 90 giorni, termine che può essere prolungato per avere la documentazione necessaria alla decisione. 

Il ricorso all’Ombudsman – totalmente gratuito - non priva il cliente del diritto di rivolgersi in qualsiasi momento all’Autorità giudiziaria, oppure richiedere una mediazione ad un organismo conciliativo, o sottoporre la questione ad un collegio arbitrale.Per richiedere un intervento dell'Ombudsman-Giurì Bancario clicchi qui.

La decisione dell’Ombudsman - Giurì Bancario, mentre non vincola il cliente, è vincolante per la banca e per l’intermediario finanziarioL’attività dell’Ombudsman - Giurì Bancario è disciplinata dal Regolamento

La sua origine

Fin dal 1993, sullo scorta della positiva esperienza maturata nel mondo anglosassone, le banche e gli intermediari finanziari hanno costituito l’Ombudsman - Giurì Bancario, organismo indipendente, per consentire ai propri clienti di ottenere una soluzione rapida, efficace e gratuita alle controversie. 

Molti si chiedono da dove derivi la parola Ombudsman : è un termine che prende il nome da un ufficio di garanzia costituzionale istituito in Svezia nel 1809 e letteralmente significa «uomo che funge da tramite». Individua quindi un difensore civico, una figura di garanzia a tutela del cittadino, che ha il compito di valutare (ed eventualmente accogliere) i reclami non accolti in prima istanza dall'ufficio reclami del soggetto che eroga un servizio.

La composizione del Collegio

Il collegio è composto da:

Presidente: nominato dal Presidente del Consiglio di Stato

Quattro componenti così designati:

  • uno dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU) di cui all’articolo 136 del d.lgs. 6 settembre 2005 n. 206, ovvero da tre associazioni di categoria scelte dal CNCU stesso fra quelle iscritte nell’elenco di cui all’articolo 137 del medesimo decreto legislativo;
  • uno da almeno tre delle seguenti associazioni rappresentative delle altre categorie di clienti: Confindustria (Confederazione Generale dell’Industria Italiana), Confcommercio (Confederazione Generale Italiana del Commercio, del Turismo e dei Servizi), Confagricoltura (Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana), Confartigianato (Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato);
  • uno dall’Associazione Bancaria Italiana, scelto tra gli iscritti all’Ordine degli avvocati;
  • uno dall’Associazione Bancaria Italiana, scelto tra gli iscritti all’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

I componenti del Collegio sono scelti tra persone di riconosciuta esperienza, indipendenza e professionalità. 



 C STAMPA ASSOPOPOLARI VENETE IN MERITO ALLE INDAGINI IN CORSO


AUMENTO DI CAPITALE BANCHE POPOLARI VENETE GENNAIO 2016

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